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Una vita da artigiano
Sono ormai passati trentanni da quando un giorno assieme al Mao e a Piero sono entrato in un cantiere edile. La sera prima eravamo tranquillamente seduti in un divano di un piccolo bar del centro di proprietà di un'amico comune e che al tempo era rappresentante della tegola canadese. La squadra di posatori su cui contava gli aveva fatto sapere che non avrebbe potuto eseguire il lavoro . Ci chiese se eravamo disposti a farlo noi.Senza pensarci due volte accettammo la proposta ed il giorno dopo eravamo sul tetto. Mi ricordo che mentre salivamo le scale d'accesso una certa apprensione ci prese tutti e tre. Nessuno di noi era abituato all'altezza ma soprattutto nessuno di noi era conscio dei pericoli a cui andavamo incontro.
Più che dei lavoratori sembravamo dei bagnanti ma oramai eravamo li e seguendo il consiglio di piero "canto fra me e me per non pensarci e non farmi prendere dalla paura" saliamo l'ultima rampa di scale,rigorosamente fatta con delle sottomisure, e accediamo al tetto.Naturalmente non c'erano ponteggi nonostante l'altezza elevata. Sul colmo del tetto c'era appoggiato un bancale pieno di pacchi .Ne apriamo uno e scopriamo la tegola canadese. Mai vista, ma dopo poche minuti di lezione impartitaci dal rappresentante, da bagnanti ci trasformiamo in una squadra specializzata.

